Posted 08/05/2007 - 02:12 by piccardi
E' di oggi la notizia della firma di un protocollo di intesa fra Microsoft ed il governo italiano per una collaborazione nelle attività di formazione, trasferimento tecnologico e progetti di ricerca in tre "Centri per l'Innovazione".
Per la realizzazione di questo accordo si sa che Microsoft stanzierà un milione di dollari, mentre il governo metterà degli altri fondi. Quanti per ora non è dato saperlo, (a domanda esplicita nella conferenza stampa il ministro Mussi non ha risposto). Un milione di dollari può sembrare una cifra considerevole, ma basta fare un po' di conti per rendersi conto che si tratta tutto sommato di ben poca cosa. Tanto per dare un'idea un'azione formativa come questa ha avuto un costo di circa 250000 euro. Questo significa che con quella cifra al più si potrebbero organizzare tre master: per riuscire a creare tre centri di ricerca è senza dubbio necessario un sostanzioso intervento dello stato.
In generale ho sempre considerato come molto positivo il fatto che si investa in ricerca, dato che il nostro paese è spaventosamente arretrato in questo campo. E se la Microsoft (o qualunque altra azienda privata) investe in ricerca in Italia, di nuovo non ho niente da dire, almeno fin tanto che non ci sono di mezzo i soldi dei contribuenti. In caso contrario invece, indipendentemente dal campo della ricerca, credo che il governo debba rendere conto ai cittadini dell'impiego dei fondi pubblici, perché francamente troverei alquanto fastidioso che lo stato finisca per sovvenzionare una specifica impresa, specie in un caso come questo in cui la stessa è stata condannata in sede europea per pratica mopolistiche.
Per questo il primo punto da chiarire è quello di sapere cosa verrà fatto dei risultati di quella ricerca, cosa di cui nessuno ha parlato. Perché sarebbe quantomai spiacevole dover ripagare quella ricerca tre volte, prima con le nostre tasse, poi per ricomprarla nei prodotti Microsoft, ed infine, per chi come noi opera nello stesso campo, in svantaggio commerciale. Un principio di buon senso e buona gestione, applicato regolarmente negli Stati Uniti, è che la ricerca finanziata con fondi pubblici deve essere messa a disposizione di tutti.
In secondo luogo c'è da notare che una delle giustificazioni di un accordo come questo è che Italia ci sono scarsi investimenti in ricerca fatti dalle imprese, e che grazie alla creazione di questi centri sarà possibile rilanciarli. Non si capisce però su quale basi, soprattutto in presenza di affermazioni come quella per cui "si aprono grandi opportunità per la miriade di aziende medio-piccole, come ad esempio nella subfornitura", fatta dal responsabile dell'innovazione tecnologica Luigi Nicolais nella presentazione dell'accordo.
Mi chiedo infatti quali siano queste opportunità, e con quali fondi saranno finanziate queste subforniture. Difficilmente con quelli di Microsoft, dato che secondo il protocollo di intesa questi saranno forniti "attraverso l'erogazione di fondi e la messa a disposizione, anche tramite terze parti, sulla base delle necessità specifiche di prodotti hardware, software, servizi di supporto tecnico, attività formative, materiale didattico nonché il coinvolgimento di personale". Di certo anche noi potremmo contribuire con software e materiale didattico, sarà interessante verificare come saremo accolti quando il centro sarà istituito in Toscana.
La cosa che comunque resta più indigesta di tutte nelle dichiarazioni fatte dai responsabili del governo, è la contrapposizione, ricorrente in tutta la conferenza stampa fra l'open source, che sarebbe attinente nel campo della ricerca pura, ed un accordo che invece attiene alla ricerca commerciale, e che per questo non sarebbe affatto in contrapposizione con il precedente.
Mi chiedo quanto tempo ci vorrà prima che i nostri politici riescano a capire che il software libero è commerciale, che genera profitti e lavoro, pur creando una ricchezza che resta a disposizione di tutti. Se un accordo per la ricerca serve a finanziare lo sviluppo di software proprietario, questo non può essere che considerato come una sovvenzione diretta ad una industria privata, ed è necessariamente in contrapposizione sia al software libero, che prevede che i risultati siano rimessi a disposizione di tutti, che alle altre imprese che si troveranno ad operare in situazione di svantaggio.
Alla fine viene da chiedere, vista la persistenza di questa concezione, se non sia il caso di richiedere al governo le esenzioni fiscali come ente no-profit, dato che una ditta come la nostra ricava tutti i suoi profitti da una attività che a quanto pare sarebbe non commerciale...

