Lo "Xen" e l'arte della manutenzione del backup.
Una delle tecnologie attualmente più chiacchierate in ambito Linux (e non solo) è quella della virtualizzazione, di cui Xen è uno dei progetti più avanzati ed interessanti.
Chi è addentro all'argomento sa che questo tipo di tecnologie sono utilizzate per consentire di consolidare più server virtuali su una unica macchina reale. I vantaggi di queste tecnologie sono vari, e vanno dalla possibilità di installare diversi sistemi operativi su una stessa macchina, a quella di spostare il proprio server copiando un file.
Ma cosa c'entrano i backup?
Fino a qualche giorno fa anche io pensavo che c'entrassero ben poco, dato che copiarsi l'intero disco di una macchina (reale o virtuale che sia) non è mai stata una buona strategia di backup per i propri dati. Poi però mi sono trovato ad un colloquio con un cliente che faceva proprio questo, ed ho dovuto concludere che il precedente mai era un po' eccessivo...
Di nuovo mi sono trovato di fronte ad un problema tipico che si verifica solo quando si usa software proprietario. Nel caso in questione si trattava di un gestionale, ormai diventato parte essenziale nella conduzione dell'azienda, dotato della particolare caratteristica di essere vincolato, per la realizzazione di una copia dell'archivio dei dati in formato riutilizzabile, all'intervento diretto (e piuttosto caro) da parte del produttore.
Al che il cliente in questione preferiva fare, ad un costo nettamente inferiore, la copia fisica di tutto il sistema su un paio di hard disk. Tutto ok, per lui, fin quando non si è trovato a dover cambiare macchina e sistema operativo, ed a ritrovarsi con una fila di vecchi dischi sostanzialemente inutilizzabili, se non su quella vecchia macchina.
Ed è qui che allora una tecnologia come quella di Xen si può rivelare particolarmente utile per esigenze così particolari di backup. Basterebbe installare il famoso programma programma su una macchina virtuale, e copiare il file che fa da disco, invece che un disco fisico. Così, a parte la semplificazione ottenibile archiviando un file invece che un hard disk, ci si svincolerebbe anche dal dover essere vincolati ad un certo hardware.
Certo la vera soluzione sarebbe quella di poter restare davvero proprietari dei propri dati, evitando fin dal principio di cacciarsi in tali situazioni, che sono molto più comuni di quanto non si pensi quando si dipende dall'uso di software proprietario. Ma questo è tutto un altro discorso.
Purtroppo una volta fatta la scelta di usare software proprietario, diventa particolarmente difficile (e spesso assai costoso) tornare indietro o svincolarsi da situazioni simili. La cosa che trovo paradossale è che tutto ciò viene sempre considerato dagli analisti come un costo aggiuntivo del software libero, quando mi pare abbastanza chiaro che la colpa stia da tutt'altra parte.
Ma quanti, quando scelgono una soluzione proprietaria, mettono in conto il costo di una eventuale fuoriuscita?
